Nobile Contrada Fiorenza

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RUBRICA/ LA TAVOLA NEL XV SECOLO

                                                                                   

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La tavola e con essa il cibo nel XV secolo è l’emblema dello sfarzo, una manifestazione di abbondanza e di spreco, che riflette il compiacimento di una ostentata opulenza delle corti italiane, dalle più grandi alle più piccole; questo si può supporre, date le occasione documentate di feste e banchetti rispettose dei cerimoniali seguiti nelle più importanti signorie italiane. La tavola riveste un ruolo preciso in una cultura, come quella quattrocentesca, che riserva molto spazio all’esteriorità della scenografia, degli apparati, dell’apparecchiatura con lo scopo di lasciare una duratura impressione nel ricordo di tutti i fortunati ospiti convenuti.

Elemento essenziale della mensa è la costante presenza della musica che, nella vita di corte, accompagnava tutte le feste, cerimonie e banchetti; musici e cantori allietavano con i loro strumenti e i loro canti ogni evento conviviale, ogni festa comandata o ogni volta che il signore lo desiderava.

A partire dai primi anni del XV secolo, l’organizzazione della mensa e del banchetto diventa sempre più rigorosa e tutti i ruoli, che prima venivano semplicemente affidati a persone di fiducia, ora vengono dati a persone capaci e sollecite nel loro mestiere ma anche dotati di gusto e raffinatezza, qualità che ormai venivano richieste a tutti coloro che ruotavano intorno alla corte. Si iniziaro a definire vari ruoli precisamente codificati quali lo scalco del signore, spesso un nobile gentiluomo della città o forestiero, che provvedeva al vitto del signore assecondando i suoi gusti e abitudini e sotto la sua responsabilità si trovavano tutte le altre figure preposte al servizio della tavola: i dapiferi avevano il compito di portare in tavola le vivande direttamente dal cuoco o dai credenzieri, i coppieri provvedevano alle bevande, mentre i trincianti tagliavano con velocità e sicurezza ogni tipo di carne; i credenzieri avevano il compito di custodire e pulire tutti i generi di stoviglie, apparecchiare e servire con panni bianchi finemente ornati.

Su tutti governava il maestro di casa, il quale, proprio per la particolarità del suo ruolo, doveva essere colto, leale, diplomatico e assecondare ogni richiesta del signore.

La tavola veniva abitualmente apparecchiata con candide e grandi tovaglie bianche ed era adeguatamente illuminata dalla luce delle candele portate dai paggi quando la luce era insufficente.

Particolarità della tavola medievale era che nulla poteva essere posato sulla tavola prima che vi giungesse il signore mentre, una volta che egli si fosse seduto, venivano immediatamente portati il sale, i coltelli, il pane e i tovaglioli. Il vino, contenuto in recipienti di vetro per poterne vedere il colore, e l’acqua, venivano portati a tavola soltanto dopo che il signore ne avesse fatto richiesta.

Altra particolarità è l’abitudine di utilizzare l’acqua a le mano : il personale addetto si avvicinava al signore con grandi bacili d’acqua per pertettergli di lavarsi le mani dato che sia il signore che i suoi ospiti erano soliti servirsi con le mani, sia per prendere il cibo dal piatto principale al centro della tavola, sia per portarlo alla bocca e mangiarlo. Una volta accomodato il signore, ognuno prendeva posto a tavola secondo il proprio “grado” e il servizio iniziava dagli ospiti di maggiore riguardo; per mangiare, i commensali di grado superiore disponevano di un piatto personale, mentre gli altri di solito utilizzavano un piatto in due, sia per le pietanze a base di carne che per l’insalata, mentre per le minestre ognuno utilizzava un proprio piatto.

Per tutto il medioevo non troviamo sulla tavola i coltelli individuali infatti i cibi venivano portati a tavola già tagliati e i commensali potevano utilizzare i propri coltelli da caccia o da combattimento per infilzare carne, verdure e tutti i cibi solidi; le forchette invece, compaiono sulle tavole dal XIV secolo, ma erano considerate inutili e segno di effemminatezza.

FONTE: A tavola con i Malatesta di Luisa Bartolotti – Edito Panozzo Editore 1988

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