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RUBRICA/ La storia di Gostanzo e Draghetto

Rubrica “Alla scoperta del XV secolo” – 25.02.2013
La storia di Gostanzo e Draghetto 
A cura di Alberto Gatti

Siamo in Toscana, nel 1481, due fratelli con due diverse passioni; Luca Landucci celebre cronista fiorentino e Gostanzo Landucci allevatore di cavalli, in una terra che da secoli dà vita a palii e giostre equestri, un mestiere abbastanza comune.
La vita di Gostanzo cambiò quando, in un lotto di tre buoni cavalli della Barberia, trovò Draghetto; in seguito, uno di questi equini, El Pellegrino, venne poi venduto al duca di Urbino per 100 ducati.
Il suo albo d’oro si aprì con una vittoria al palio di Santa Reparata (Firenze) dell’ 8 ottobre 1481, poi vinse il palio di Prato del 26 dicembre e i successi continuarono per altri 4 anni, ben venti vittorie in mezza Toscana.
A Siena, Draghetto fu protagonista di un testa a testa nientemeno che con il cavallo più forte del tempo, quel Lucciola, fiore all’occhiello di Lorenzo dei Medici detto il Magnifico.
I due cavalli arrivarono appaiati al traguardo, ma come commentò il fratello “quello di Gostanzo andò una testa di cavallo inanzi”, la sua non fu una relazione “partigiana”, difatti i Senesi non ebbero dubbi e con forza acclamarono vincitore quel Draghetto che sembrava volare.
I giudici, purtroppo, emanarono un verdetto addomesticato, dando la vittoria al cavallo del Magnifico, così facendo i Senesi, popolo sanguigno da sempre, scatenarono una vera e propria disputa e “fu giudicato dal popolo che v’era alla presenza che fussi inanzi”, addirittura alcuni consigliarono Gostanzo di far ricorso offrendosi come testimoni a suo favore “e dicevano: andate alla Ragione, che nò lo proveremo!”.
Tuttavia Gostanzo rinunciò ad ogni recriminazione “Nondimeno -scriveva suo fratello Luca- Gostanzo non v’andò, per reverenza di Lorenzo. E com’ella s’andassi, e fu dato a Lorenzo.”
Ma come ben si sa, le grandi vittorie vanno di pari passo con le antipatie che il duo colleziona in tutta la Toscana, difatti successe che, come racconta Luca Landucci, “un altro anno, pure a Siena, gli fu fatto maggiore villania”, Draghetto fu ancora una volta in testa, con largo vantaggio (oltre un tiro di balestra) sul secondo ma il cavallo, arrivato al traguardo proprio davanti al palio, si fermò di botto buttando per terra il fantino (“giunto al palio, scavalcò e salì in sul palio”).
I giudici decretarono che Draghetto non oltrepassò il traguardo e perciò diedero la vittoria al secondo, attardato, cavallo; inutili furono le recriminazioni, Draghetto fu squalificato e il palio “lo dettero a quell’altro”, con grande amarezza del Landucci che fu “isventurato , avendo tanta bontà di cavallo” e con grande sdegno del cronista Luca, che anche dopo la morte del fratello continuò a recriminare sulle ingiustizie perpetrate e chiudendo con ” Vedi che massima ingiustizia che colui ch’a preso el palio non l’abbi avere”.
Draghetto vinse il suo ultimo palio con Gostanzo Landucci il 25 giugno 1485, dopo quella estate venne venduto ad un Aretino per 40 fiorini d’oro. Il cavallo non smise di vincere, anzi “andò ad Arezzo e rivinsero là un’altra volta”.
Da qui non si hanno più notizie del formidabile Draghetto, si sa che il suo vecchio padrone sopravvisse poco alla vendita del suo pupillo, ed è probabile che proprio le condizioni di salute di Gostanzo, lo portarono a separarsi da Draghetto.
Il cavallaio Landucci morì il 12 settembre 1485, verosimilmente continuando a rimpiangere e ricordare il suo cavallo che tanto aveva amato ed al quale aveva dedicato tutte le sue energie.
Luca Landucci ha lasciato per lui e Draghetto il più bell’epitaffio, che si possa pensare per descrivere il rapporto che ci può essere tra uomo e cavallo : “Tanto andò dietro a questo barbero che ne cavò la morte.”

(cit. Diario fiorentino dal 1450 al 1516 di Luca Landucci continuato da un anonimo fino al 1542)

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