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RUBRICA/ Il costume e la moda nel Quattrocento

Rubrica “Alla scoperta del XV secolo” – 04.03.2013
Il Costume e la moda nel Quattrocento
A cura di Giulia Marini

 

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E’ un secolo di così gentile eleganza il Quattrocento in Italia che si teme con le parole di sminuirne l’incanto…”

Così Rosita Levi Pisetzky incomincia il capitolo dedicato al XV secolo nella “Storia del costume in Italia” di Treccani ed è proprio così: l’eleganza delle fogge, la brillantezza dei colori, la raffinatezza e la preziosità degli ornamenti, le elaborate acconciature e i bizzarri copricapo costituiscono le caratteristiche della moda della prima metà del Quattrocento.

Il costume in questo secolo è l’espressione di un’epoca di splendore e sviluppo economico, in cui si assiste all’affermazione delle signorie e alla nascita delle corti, che determina una concezione sempre più laica della vita.
A differenza dei secoli passati, nel Quattrocento le fogge dei capi di abbigliamento si presentano piuttosto uniformi nei vari strati sociali e saranno quindi tessuti, colori e ornamenti a distinguerne la dignità o la marginalità, e sono proprio queste caratteristiche vengono adoperate per manifestare ed ostentare benessere e ricchezza.
Gli indumenti che componevo il guardaroba sia maschile che femminile possono essere distinte in due grandi categorie: “le robe larghe per di sopra” e le “vesti strette per di sotto”, nelle quali troviamo sia i capi invernali che quelli estivi che, per la prima volta, iniziano ad essere identificati in base alla maggiore o minore pesantezza dei tessuti con cui venivano confezionati.
L’aspetto delle persone, che in questo secolo riveste una particolare importanza, potevano essere migliorati e conformati alle tendenze del momento tramite espedienti sartoriali, ed erano proprio le larghe sopravvesti, con le loro fogge e l’ampio uso della stoffa, che plasmavano corpi ideali, delineando donne slanciate, regali e materne, uomini virili, imponenti e raffinati.
Ad eccezione dei ceti più modesti, che possedevano in genere poche vesti, una per lavorare e una per i giorni di festa, le altre categorie, consapevoli del valore sociale degli abiti, sceglievano fogge, colori, tessuti e ornamenti a seconda delle occasioni.
Gli abiti preziosi erano considerati veri e propri beni da tramandare, impegnare o vendere e costituivano frequentemente una parte del valore complessivo delle doti femminili e, a causa del loro elevato costo, gli abiti, in particolare di quelli di uso quotidiano,venivano portati fino al loro logoramento; la durata delle vesti,infatti, era stimata mediamente intorno ai 40-50 anni, e la loro cura era affidata quotidianamente alle donne.  Nonostante l’esistenza delle mode, che si accelerarono soprattutto a partire dal XIV secolo, soltanto una cerchia ristretta di persone poteva tuttavia permettersi di assecondare i cambiamenti di gusto, come, in particolare, la società di corte e i ceti benestanti, i quali adoperavano lo sfoggio della ricchezza per affermare il proprio prestigio sociale e fare concorrenza in lusso alla nobiltà; la corte, su tutti, era un mondo a parte nel quale le vesti assumevano un ruolo sostanziale.
In città lo status individuale era dato dalle apparenze vale a dire dai segni convenzionali fra i quali privilegiavano le vesti; conformare la propria estetica a quella dei privilegiati era  un segno di potenza economica e allo stesso tempo una sorta di oltraggio a l’ordine sociale, assai rigoroso e rigido, che proprio sul finire del Medioevo si rinforzò anche imponendo i dettami di un corretto abbigliamento.

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