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RUBRICA/ Gli Sforza a Fermo

Rubrica “Alla scoperta del XV secolo” – 11.03.2013
Gli Sforza a Fermo
A cura di Alberto Gatti

1433, Francesco Sforza scendeva nelle Marche in cerca di una propria signoria; venne accolto con grandi favori a Jesi, Macerata, Osimo e Recanati, costrinse alla resa Monte Dell’Olmo infine arrivò nel Fermano.
Il conte voleva Fermo, la Rocca ed il contado ed inviò i suoi ambasciatori al consiglio della città, quest’ultimi considerando che ormai lo Sforza aveva gran parte delle Marche e che il Pontefice Eugenio IV non poteva aiutarli in quanto travagliato da altre guerre nei suoi domini, accettarono di capitolare al grande condottiero mantenendo diversi ed importanti privilegi.

“Isto medio, die XXX mensis decembris, fuit facta concordia inter dominum comitem Franciscum et castellanum Gironis; et venit frater carnalis dicti comitis cum certa quantitate gentium armorum tam equester quam pedester, et ceperunt possessionem Gironis”

Accettate le convenzioni con i Fermani, Francesco Sforza ordinò a suo fratello Alessandro di prendere possesso di Fermo e della sua Rocca, con milizie a cavallo e appiedate, mentre lui si diresse verso Ascoli, che conquistò senza grossi problemi lasciando a presidio l’altro fratello Giovanni, anch’esso con grosso nerbo di truppe; poi con il resto dell’esercito continuò nella sua campagna di conquiste nelle Marca Fermana.

“In Dei domine, amen. Anno Domini MCCCCXXXIIII, die dominico, III mensis Januarii, hora quasi XXII diei, sole existente in signo capricorni, et luna habebat XXI, et erat in signo libre, ut mihi videtur; prefatus dominus comes cum magna comitiva gentium armo rum equester et pedester venit Firmum, et fuerunt facte litanie sive processiones cum omnibus clericis et fratribus civitatis; et fuerunt facti budardatores XII, vestiti de albo, cum banderiis quilibet in manu, ante ipsum canendo diversis cantilenis; et ipse cum umbrella supra caput. Bidardatores fuerunt hii, videcilet, Ludovicus domini Ioannis ser Thome, Gentilis Ioannis Angelelli, Piersanctes Massutii, Giliuctius domini Nicolai, Ludovicus domini Bonoiannis, Grisostimus magistri Simonis, Stephanus de Belmonte, Ioannes ser Antonii de Penna, Baptista Lucarelli, filius Ioannutii Morroni, Vagnotius Cole Cellini, Ioannes Mattheutii. Umbrellam vero portaverunt hii, videcelit, dominus Deotalleve ser Andree Iegum doctor de Bissellis, dominus Galeoctus domini Ioannis Thome de Lupeductiis, dominus Ioannes ser Vannis Bastarii, dominus Honophrius domini Antonii, Troilus Leonardi Paccaroni. Et infrascripti erant qui portabant baculos cum guantis, iuxta dictum dominum comitem, videcelit, Nicolaus domini Vannis de Monte Rubbiano, Angelellus Andree Pelliani, Thomas Antonii Stephanutii, Simon Laurentii, Antonius ser Giannini nune de Rosatis, Nicolaus ser Andree Massutii.

Eodem anno MCCCCXXXIIII, die lune, IIII mensis Hanuarii, dictus dominus comes ivit in Gironem, et vidit eum et omnia in eo existentia.”

Eugenio IV innalzò Francesco Sforza al grado di gonfaloniere di S. Chiesa e di Marchese della Marca, perciò decise di trasferirsi a Fermo dando avviso ai Priori della sua prossima venuta.
Quest’ultimi organizzarono al meglio i preparativi per l’accoglienza allo Sforza, ordinando che tutti i cavalieri d’armi, patrizi, gran borghesi, il clero secolare e regolare si presentassero in città e tutti andassero incontro al Conte, facendo riverenza, onore e compagnia.
Stabilito il giorno della sua venuta, nella prima domenica di gennaio alle ore ventidue, lo Sforza apparve in sella ad uno splendido destriero e circondato dalle sue genti d’arme a cavallo ed a piedi; il duplice clero lo accompagnarono in processione per le principali vie della città, ornate a festa, dodici uomini (bidardatores) vestiti di bianco con ciascuno una bandiera in mano e due dardi da lanciare, andavano innanzi al nuovo Signore cantando inni e canzoni di lode; altri onorevoli cittadini vestiti d’assisa erano intorno al Conte, alcuni tenevano un baldacchino (umbrellam) altri, con le mani vestiti di guanti d’ermellino, portavano un ornato bastone secondo il costume di quei tempi. Il Conte si diresse al castello, insediandosi con tutte le sue genti d’arme.

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