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RUBRICA/ Abbigliamento maschile nel XV secolo

Rubrica “Alla scoperta del XV secolo” – 29.04.2013
Abbigliamento Maschile nel XV secolo
A cura di Giulia Marini

Li habiti della figura siano accomodati all’età e al decoro, cioè che ‘l vecchio sia togato, il giovane ornato d’abito che manco occupi il collo da li omeri delle spalle in su, eccetto quelli che fanno professione di religione

                                                                                                                                                                                                L. Da Vinci

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Elegante ed ispirato ad un raffinato senso estetico è l’abbigliamento maschile del XV secolo, che individua nelle vesti aderenti, nel  collo libero, il volto rasato e la chioma fluente i tratti caratteristici dell’uomo di questo secolo, dando alla figura virile un’aria giovane e attraente .

Gli indumenti che costituiscono il guardaroba maschile si suddividono in “vesti strette per di sotto” e “robe larghe per di sopra” e comprendono la camicia, il farsetto, le calze assieme alla gonnella o veste, la pel landa o vestito, la giornea e il mantello.

La camicia era il capo principale della biancheria medievale ed è il primo indumento che viene indossato direttamente sul corpo nudo. La camicia doveva essere rigorosamente bianca ed era compito della moglie di provvedere al suo mantenimento e alla sua pulizia. Le camicie erano di varie fogge, tuttavia il modello più comune era a forma di tunica, con maniche ampie e spesso senza polsino, lunga fino al ginocchio.

Sopra la camicia veniva indossato il farsetto, capo maschile per eccellenza, era un indumento corto, aderente e imbottito, caratteristica da cui deriva il nome, infatti “farsa” significa ripieno, in questo caso di bambagia; veniva confezionato con una grande varietà di tessuti, fustagni, sete, velluti, lane, broccati, lino. Il farsetto arrivava alle reni, era attillato e stretto in vita; si allacciava con una lunga fila di bottoni nella parte anteriore ed era provvisto di un colletto spesso alto e imbottito.

Per tutto il XV secolo il farsetto è utilizzato sia come abito da tutti i giorni, per il riposo, per passeggiare, lavorare, accogliere, sia come supporto dell’armatura, diventando così indumento capace di trasformarsi in veste da casa, da lavoro e in livrea da parata.

Ultimo elemento delle “vesti strette per di sotto” erano le lunghe calze, che, separate, fasciavano le gambe lasciando scoperta la zona inguinale; le calze potevano essere delle fogge più svariate, a due colori, dimidiate, a strisce, addogate, oppure ornate sotto il ginocchio con una decorazione a fascia orizzontale, sberlate, o decorate con i colori e le insigne della casa di appartenenza, divisate, mentre le più elaborate potevano anche essere ricamate.

Dato che non si usciva mai di casa solo con il farsetto, ad eccezione dei giovani, si indossava sopra a questo la veste: un indumento con busto e maniche aderenti che veniva stretto in vita da una cintura per cadere morbido sui fianchi. I giovani indossavano molto spesso un modello più corto, detto vestina, che arrivava a metà coscia; la veste di allacciava sul davanti con una lunga fila di bottoni o stringhe mentre le maniche potevano anche essere realizzate in colori e tessuti diversi dal resto dell’abito.

Nella stagione più fredda sopra la vesta veniva indossato un abito foderato che spesso era foderato in pelliccia, chiamato pellanda: questa era larga e imponente, aperta davanti e dotata di maniche piuttosto ampie e spesso era molto lunga; poteva essere più o meno prezioso a seconda del tessuto e degli ornamenti, liste, frange fregi d’oro o d’argento, con cui veniva realizzato.

Nella stagione più calda sopra al farsetto si indossava la giornea, capo molto elegante, era ampia e aperta sui lati, spesso senza maniche oppure con maniche puramente ornamentali e poteva arrivare fino a metà coscia lasciando in mostra le gambe; di solito veniva stretta in vita da una cintura che, se allacciava solo la parte frontale, rendeva quella posteriore simile ad un mantello.

Un altro capo fondamentale del guardaroba maschile era il mantello, chiamato spesso clamide,  gabano o capperone: il primo era un mantello dal taglio classico e di media lunghezza che veniva allacciato su una spalla sola, spesso la destra, con una fibbia; il secondo aveva le maniche e un cappuccio spesso foderato di stoffa o pelliccia, mentre il terzo era un mantello corto con il cappuccio.

Il XV secolo è un secolo molto ricco e variegato per quello che riguarda i copricapo ma , come abbiamo visto il cappuccio è un elemento quasi sempre presente; tuttavia, anche se molto diverso, con questo nome veniva anche indicato un altro copricapo spesso utilizzato che si componeva di tre parti: il mazzocchio, il cerchio imbottito che girava intorno alla testa,  la foggia, la parte superiore raccolta in pieghe che pendeva verso la spalla coprendo la guancia e il becchetto, una lunga striscia di tessuto che poteva arrivare fino a terra e si portava avvolta intorno al collo quando veniva indossato o appoggiata alla spalla con il resto del cappuccio pendente lungo la schiena. Molto utilizzate erano anche le berrette, sovente di colore rosso; caratteristica era quella tipicamente italiana detto alla capitanesca, di colore rosso, indossato da condottieri e da signori.

FONTI:  ABBIGLIAMENTO E SOCIETA’ A RIMINI NEL XV SECOLO (Elisa Tosi Brandi – Panozzo Editore)

Paola Fabbri (www.paolafabbri.it)

 

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